Io e Chiara abbiamo finito la nostra ultima serie TV ed adesso dobbiamo trovare qualcosa che ci piaccia.
A voi la cronaca di questa ricerca perpetua e del perchè certe serie verranno amate o spietatamente bollate come CAGATE PAZZESCHE.

sabato 28 dicembre 2013

La terra di casa mia e la sospensione dell’incredulità

Ovvero come mai mi è piaciuto Homeland, ma ho smesso di guardarlo

[NO spoiler]


La sospensione dell’incredilità è un patto tra un autore ed il suo pubblico, un accordo silenzioso che si può ridurre più o meno così:
Se voi fate finta di nulla quando dico qualche cazzata, in cambio vi racconterò una delle più belle storie che abbiate mai ascoltato

Un esempio su tutti: basta mettere gli occhiali a Superman e nessuno lo riconosce più.

Veniamo ad Homeland

La serie non è nemmeno iniziata e l’autore stringe subito il patto con noi presentando la protagonista femminile: Carrie Mathison è un’agente della CIA coi controcoglioni, ma ha un disturbo bipolare e da 10 anni prende farmaci sottobanco per controllarlo. Nessuno all’interno della CIA conosce il suo segreto o si è mai accorto di nulla.
Carrie Mathison non è una semplice analista ancorata alla sua scrivania, svolge anche ruoli operativi; è così brava da aver lavorato sotto copertura in scenari poco adatti ad una donna bianca e bionda come Libano ed Iran.
E’ proprio uno dei migliori talenti della CIA, ci crediamo senza battere ciglio, senza chiederci chi o come si rifornisse dei suoi preziosi farmaci nei mesi che è stata in Iran.
Abbiamo accettato il patto che ci ha proposto l’autore: non facciamo domande che possano rovinare la storia, anche perché di un eroe senza macchia e senza paura non frega niente a nessuno, un vero eroe deve avere le sue fragilità, le sue debolezze.

Ci lasciamo trasportare e gustiamo Carrie Mathison mentre gestisce operazioni speciali, registra le conversazioni dei sospetti sfruttando i microfoni dei loro cellulari od usa la rete delle camere per il controllo del traffico sull’autostrada per rintracciare un’auto sospetta.

Nella seconda stagione il patto traballa.

Carrie Mathison, se non vuole essere reperita o tracciata da persone che hanno a disposizione i suoi stessi mezzi, sa che deve spegnere, se non buttare il cellulare. Invece no, lei lo tiene in tasca, telefona (!!!) per poi mentire spudoratamente agli altri membri dell’agenzia.
Non si tratta di sporadici scivoloni, ma proprio della diffusa sensazione che per Carrie non siano valide le regole che valgono per il resto del mondo.

Il patto è rescisso: non si tratta di sorvolare su alcuni dettagli, ma di sentirsi presi per il culo.

Caro il mio autore, mi devi raccontare una storia verosimile e scriverla bene, in modo che alla fatidica domanda “potrebbe succedere davvero?” devo poter dire al mio io rompicoglioni: “Stai zitto: è una bella storia e voglio crederci!”



Come la vede Lapo
Giudizio Sintetico&Ponderato: Era Caruccio

lunedì 28 ottobre 2013

3 Episodi pilota finiti fuori strada

Tante serie nuove cercano di conquistare un piccolo spazio di visione settimanale, queste ci hanno fatto perdere tempo. Ecco che devo venire su internet a sfogarmi :-D

The Millers


Siamo nel 2013, e gli ammerigani è dagli anni ‘50 che mettono le risate finte nelle loro produzioni comiche. A volte le battute e le situazioni funzionano da sole, a volte hanno bisogno del “rinforzino”.

Adesso immaginatevi questa situazione comica.

L’odiosa e tirannica matriarca della collezione di rintronati che il protagonista chiama famiglia, dopo essere stata lasciata sui 65 anni dal marito, si sbronza in pigiama, mangia una cofana di gelato e ci prova con gli invitati in casa al grido di “io non posso rimanere incinta”.

AHAHAHAHAHAHAHAHAH (le risate finte)

 Ero troppo impegnato a cercarmi la mascella che era cascata in terra per articolare anche un debole “Cazzo ridi?!?!?”
Non abbiamo neppure finito l’episodio.

Come la vede Lapo
Giudizio Sintetico&Ponderato: UNA MERDA



Chickens


La commedia all’ammerigana non ha funzionato, proviamo con quella in costume all’inglese.

Nell’amena Campagnoville in Inghilterra tutti gli uomini sono al fronte per la prima guerra mondiale, tranne I tre protagonisti:
Il riformato per piedi piatti, guerrafondaio ma fifone
Il mandrillo stupido che ne vuole approfittare per portarsi a letto mezzo villaggio
Il pacifista che protesta contro la guerra sfoggiando un impeccabile quanto misterioso nodo di stile germanico alla cravatta

Qualche battuta carina in qua ed in là, ma molte sparate a vuoto.
All’inizio temevo che fosse una sorta di Downtown Abbey umoristico, purtroppo del polpettone per signore devo rimpiangere l’accuratezza storica: per dare spazio al personaggio del mandrillo si fa e si parla di sesso quasi liberamente; dov'è finito il classicissimo niente sesso, siamo inglesi!?.

Come la vede Lapo
Giudizio Sintetico&Ponderato: INUTILE



Witches of East End


Il filone comico non ha funzionato, proviamo con qualcosa di più dark.
Purtroppo sembra di essere precipitati in un harmony scritto male e di fretta con quel tocco di soprannaturale che va di moda da Twilight in poi.

Ci sono le streghe, ma non sanno di esserlo!

Una è troppo impegnata a fare la bibliotecaria a cui piace lui che si è appena lasciato con Tizia perché quando aveva chiesto di uscire a lei pensava che scherzasse, ed Una è quella intelligente!

L’Altra fa la barista “poppe in mostra” al baretto del posto ed è fidanzata ufficialmente col biondo e mascelluto erede della famiglia di miliardari della zona, così fidanzata che al party di fidanzamento, scoprendo che il biondone ha un fratello moro che sprizza fascino da bel tenebroso da ogni poro, gli salta addosso in bagno nel rifacimento di una qualsiasi copertina di libro rosa che veda lui con la camicia sbottonata che sostiene lei che, con un vestito lungo rosso, inarca la schiena abbandonandosi al maschio abbraccio.

Durante la visione notavo in bella mostra l’hashtag per commentare la puntata su twitter, eccoli serviti!

Se pensate che i miei deliri vi abbiano fatto perdere tempo, sfogatevi su internet condividendo il post :)

lunedì 29 luglio 2013

L'umorismo, il brodo allungato e.. la MA***A della loro mamma!


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Puntate viste: tutte sino ad oggi (s01-s08)

Come la vede Lapo

Penso che non ci sia nessuno che passi di qui, per caso od attratto dagli slippini di Spartacus (il post più visto di tutto il Blog ndL) che non sappia di quale serie stia per parlare, ma se non conoscete "How I met you mother" o l'italica versione "E... alla fine arriva Mamma!" vi faccio un brevissimo sunto con le figurine.

C'è Paperino che vuole raccontare ai figli (ritratti qui sopra) l'epopea di come dopo anni di estenuanti ricerche sia riuscito a conoscere la loro mamma.
Ad inframezzare la serie di peripezie romantiche di Paperino le vicende dei suoi coinquilini Franco e Ciccia, eterna coppia.

A loro si uniscono due compagni di bevute del pub: Strapottona e Barney Stinson



 Vi devo davvero dire chi è Strapottona?!?

Purtroppo Paperino è logorroico ed inconcludente e per raccontare questa storia la prende sin troppo larga, da qui il materiale per poter fare più di una stagione.

La serie garantisce, soprattutto grazie a Barney Stinson ed a Strapottona, risate, tormentoni, situazioni comiche e paradossali, citazioni e... Barney Stinson!
Tutto perfetto per quattro stagioni, poi siamo arrivati alla quinta e le situazioni comiche hanno iniziato a mostrare la corda.
Alla sesta sono aumentate le situazioni paradossali che non fanno ridere.
Alla settima anche i tormentoni hanno iniziato a stuzzicare sempre meno l'ilarità.
L'ottava stagione si può riassumere così: una noia forzata il cui livello comico è quello di Nando Martellone. Potrei allargarmi e dire che queste ultime due stagioni sono lo specchio della parabola del Nando nazionale (per approfondire qui e qui), ma questa serie voglio solo ricordarla così:









Anche gli sceneggiatori sanno benissimo che hanno finito le banane, ma di fronte ai $$$ dei produttori l'unica cosa che puoi fare è sfogarti tramite la bocca dei due ragazzini che nel lontano 2005 si sono seduti su quel divano:




Giudizio Sintetico&Ponderato: NUN SE NE POLE PIU'!!!!

sabato 13 aprile 2013

In Anteprima Internazionale: Da Vinci's demons

Debutto col botto per il nostro nuovo guest blogger Yuri


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Puntate viste: s01e01
Come la vede Yuri

All’Odeon di Firenze è stata presentata in anteprima mondiale la serie tv “Da Vinci’s demons”. C’era il cast al gran completo. Tutto gestito dalla Toscana Film Commission, con la supervisione dalla splendida Camilla Toschi, direttrice del cinema. (Quindi il DAMS non è solo un parcheggio per nullafacenti o una comunità di recupero, ma anche una fucina di talenti ndY).

Prodotta dalla statunitense Fox e creata da David S. Goyer, quale miglior battesimo se non nella città del nostro Leonardo? “Nostro” poiché per noi è sottointeso che ci si riferisca al genio poliedrico del Rinascimento, ma negli Usa di Leonardo ce n’è solo uno: Di Caprio. Ecco perché nel titolo è stato preferito il cognome Da Vinci, ammette il regista.

E’ un Leonardo ops… volevo dire un Da Vinci inconsueto quello che ci viene mostrato: durante gli anni della giovinezza, quelli meno conosciuti, che ha permesso così allo sceneggiatore di sbizzarrirsi sulle varie peculiarità del personaggio.
Interpretato da Tom Riley, ci appare drogato, abile spadaccino, amante eterosessuale e passionale, bello e muscoloso, scaltro nel negoziare, eroico, altruista e, chiaramente, un vulcano di idee, progetti e realizzazioni –insomma qualcosa di vero c’è. Nella prima puntata l’artista è in fase emergente, ancora lavora alla bottega del Verrocchio, tuttavia la sua ambizione lo porterà fino alla corte di Lorenzo de Medici, proponendosi con fiuto non come pittore o scultore, ma addirittura come ingegnere militare. E riesce ad ottenere una convocazione dal mecenate fiorentino, proprio grazie ad un ritratto regalato furtivamente alla sensuale ed accattivante Lucrezia Donati, ovvero la Gioconda, interpretata da Laura Haddock. La quale, con modi e tempistiche molto attuali, si concede al conquistador de Empoli, pur essendo l’amante preferita di Lorenzo. Ma è anche un Da Vinci tormentato da visioni, ricordi sbiaditi, paure che vengono a galla dal più profondo della sua intimità, che lo rendono perciò vero, vulnerabile, umano. Omicidi, spionaggio, politica, congregazioni, libri segreti e il misterioso culto “I figli di Mitra” fanno da cornice alle sue vicende per otto puntate da un’ora l’una. La serie promette un gran numero di telespettatori.

Gli ingredienti ci sono tutti: un personaggio storico tra i più affascinanti, azione, mistero, suspense, sesso e amore, giochi di potere e anche attimi grotteschi. La gente questo vuole e la Fox questo dà. E chi se ne frega se la storia è intrisa di falsi storici o se il protagonista sembra più Fonzie che un artista del ‘400. Quando il pubblico si mette davanti alla tv, vuole fantasticare; e questa serie ci riesce.

mercoledì 27 marzo 2013

Ragazze brutte, grasse e con tanti problemi





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Puntate viste: s1 e s2 (tutte)

Come la vede Chiara

Non è il titolo di un annuncio fetish, ma l'idea alla base della nuova serie targata (strano ma vero) HBO. Ambientato a New York, le Girls sono quattro amiche che dividono case, gioie, speranze, trionfi e malumori della loro generazione. E sesso ovviamente.
Già visto? Già sentito?

Forse.
Del resto le quattro amiche con Sex and the City ci sono cresciute e non ne fanno mistero, anzi, lo idolatrano. Ma questo è tutto, non ci sono altri paragoni tra le due serie perché sono due cose completamente diverse. Personalmente, le cronache di Carrie sulla vita amorosa dei newyorkesi mi hanno divertito e tenuto compagnia per anni. Era l'inno delle single, gioioso e dissacrante. E all'epoca io ero felicemente single. (aggiungo altrimenti Lapo mi tira: ora sono felicemente impegnata!)

Carrie Bradshaw a 16 anni
(prima di rompersi il naso)
Qualche tempo fa, in occasione del prequel The Carrie diaries ho rivisto per intero la serie sul sesso e la città. Sarà che non ho più vent'anni (da oltre dieci anni) ma tutto ciò che un tempo trovavo divertente ora mi sembra vuoto e superficiale, per questo mi piace guardare Girls. Alle ragazze non frega niente delle Manolo. Non passano da una storia di letto all'altra in cerca del vero amore.
Loro sono giovani, tormentate, e dannatamente vere.

In tanti si sono chiesti come questa serie abbia potuto avere successo. E' brutale. Se amate il glamour, il rosa shocking e avete nostalgia di una compagnia del Dottore (sempre sia lodato), allora guardatevi The Carrie diaries ed evitate Girls. Vi rovinereste solo la giornata.


La protagonista, Hannah, si sbrodola con i cereali. Per carità lo faccio anche io. Ma pensando a lei mi vengono in mente decine di aggettivi: volgare, noiosa, invidiosa, arrogante. Irritante. Fastidiosa. Semplicemente fastidiosa. C'è qualcosa in Hannah di radicalmente sbagliato, è una sensazione che si annusa di continuo, in ogni istante del telefilm.

Hannah prende di petto le avversità 
E' stato scioccante per me scoprire che la serie è stata creata proprio dall'attrice che la interpreta (Lena Dunham). Si è dipinta come nessuna donna vorrebbe apparire, con tutte le nevrosi e le pazzie messe a nudo. A volte però è come guardarsi allo specchio. Forse è proprio per questo che Hannah fa paura e attrae allo stesso tempo. Lei incarna la speranza disillusa, quelle barriere che i film non ti dicono mai. Pochi hanno vero talento. Gli altri devono sudare sette camicie e tutto l'armadio invernale per farcela. E non tutti resistono. Hannah è stressata perché vuole diventare scrittrice ma non ci riesce, e non perché sia un'incapace, tutt'altro. Scrive benino, da quello che il telefilm lascia intendere, ma semplicemente non ha ancora trovato la rotta giusta per imbrigliare una storia di successo. Così fa quello che le persone stressate fanno: s'inventa delle scuse. 

Gli altri personaggi della serie hanno grandi potenzialità. Marnie è dolce e bellissima in una città dove la bellezza si trova ad ogni angolo di strada. Jessa è una scazzona, uno spirito libero. Ha avuto un'infanzia infelice e per questo si sente in diritto di sfruttare le persone. Shoshanna (gli amanti di Tarantino facciano la ola) è la tipica verginella ingenuotta che piano piano si scopre.

Girls
Da sinistra a destra: Marnie, Jessa, Hannah e Shoshanna



Poi ci sono i personaggi maschili, ma quelli ve li risparmio. Insomma, Girls non è il classico telefilm che aspetto a gloria quel giorno speciale della settimana, quando c'è c'è. Però non riesco a staccarmene. La storia è accattivante e i colpi di scena lasciano letteralmente col fiato mozzo. Adesso c'è la pausa e la produzione sta lavorando alla terza stagione che uscirà... boh! Ma sicuramente la vedrò.

Giudizio Sintetico&Ponderato: Gradito Passatempo (coi peli sullo stomaco)

martedì 22 gennaio 2013

Segnalazioni d'autore: Elementary

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Puntate viste: s1e01-s1e12

Come la vede Roberto

E' da un po' che stavo valutando se postare qualcosa relativo a Elementary, la nuova versione "ammerigana" delle avventure del nostro beneamato Sherlock Holmes, abbellita di numerose trovate "eretiche" nei confronti del canone sacro: aldilà dell'ambientazione contemporanea (già sperimentata con notevole successo in Sherlock - ma è una produzione BBC, quindi sacra per definizione), il setting newyorkese (già toccato in un film TV con Roger Moore nel ruolo di Holmes, se non erro - vado a memoria) e soprattutto la presenza di un Watson in gonnella (aargh! Peggio di un graffio sulla lavagna!! E invece, no, in fondo in fondo...) avevano solleticato le attese dei fan meno integralisti, e quindi del sottoscritto.

Giunti alla dodicesima puntata della prima serie è il caso di cominciare a parlarne, anche perché - finalmente - si sente aria di Moriarty (e figurati, poteva forse mancare?). In realtà, Moriarty agisce per interposta persona, il notevole Vinnie Jones (ex difensore del Tottenham e sorta di Danny Trejo di Albione quanto a comporsate e ruoli costruiti con lo stampino- che non a caso, nel telefilm, durante lo svolgimento dei suoi compiti di assassino sintonizza il televisore delle vittime per guardarsi le partite dell'Arsenal - eccellente ironia, per un ex-giocatore degli Spurs!), ma immagino che dopo le rivelazioni sul suo essere il vero mandante morte di Irene Adler (ovviamente unico vero amore di Sherlock... per quale motivo pensate che mia figlia si chiami appunto Irene... Sherlock forever!), si aprono le porte alle dodici successive puntate della stagione che forse inizieranno a essere più collegate da un filo unico nella trama.

Holmes è un giovane ex-tossicodipendente, figlio di genitore tanto ricco quanto ben poco sensibile, che lo affida alle cure di Joan Watson per tenerlo sulla buona strada. Spostatosi a New York dalla natia Londra, vi troverà un ex ispettore di Scotland Yard (interpretato da Aidan Quinn... quanti se lo ricordano accanto a Madonna e Rosanna Arquette in Cercasi Susan disperatamente? Ah, i beati anni Ottanta!), che subito lo utilizza come consulante nella risoluzione dei casi più strani e difficoltosi.
Attori carini, setting meno, trame altalenanti, alcune ottime, altre meno, indubitabilmente inferiore al citato Sherlock (che adoro follemente), ma comunque godibile e necessario per i fan, come il sottoscritto.

Aspetto quindi con ansia la seconda parte della stagione, che riprenderà - in lingua originale - fra un paio di settimane. Nel contempo, visto che credo sia partito su Raidue in versione italiana proprio la scorsa domenica, non perdetevelo. C'è un sacco di roba peggiore in TV e spero proprio che questa serie sopravviva (visto che la BBC sembra molto incerta su di un'eventuale terza serie di Sherlock - anche perché Watson si è messo in testa di togliere il suo Tesssorroo a un poveraccio che non aveva fatto nulla di male... dannato Jackson!).

giovedì 17 gennaio 2013

Segnalazioni d'autore: Feels like Haven

L'instancabile Roberto continua a sfornare le sue recensioni d'autore.
Vi ricordo di seguire il suo blog: di tutto un Poe


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Puntate viste: Tutte
Come la vede Roberto

Quanti di voi si ricordano di Feels like Heaven e dei Fiction Factory? La canzone risale alla fine del 1983, ma forse - grazie a Radio Capital TV e ai suoi video vintage - anche i più giovani tra i lettori del blog potrebbero averla sentita. Non che la cosa importi molto, visto che ho semplicemente preso spunto dal titolo per parlare di una serie televisiva appena giunta al termine della sua terza stagione: Haven.

Prodotto della fertile, ma spesso sconclusionata, vena creativa del canale televisivo SyFy (e approdata nel nostro Paese prima su Steel, poi su Rai4), la serie si ispira (in maniera, molto, ma molto, ma molto, libera) al racconto The Colorado Kid di Stephen King (mida del fantastico, perennemente sopravvalutato). Narra le vicende di un agente donna, Audrey Parker (la quasi sconosciuta Emily Rose - in precedenza nota per aver dato voce e corpo a una delle eroine del gioco d'avventura per PS3 Uncharted), in uno strano paesino del Maine (ovviamente, trattandosi di King), Haven, appunto. Il termine in inglese, significa, tra le varie cose, anche "rifugio, e qui ci si riferisce a come il luogo "faccia buca" (per usare una nostra colorita ma comprensibile perifrasi) per tutte le persone "dotate" di un qualche potere anomalo (che come nel caso dell'eccellente sequenza di racconti super-eroistici delle antologie Wild Cards, ideate da George R.R.Martin, prima del trionfo di Game of Thrones, spesso o quasi sempre sono assurdi e debilitanti per chi li possiede e l'intero paese).

Nei tre mezzi anni di programmazione (si trattava inizialmente di una serie estiva - cioè da 13 episodi, promossa nell'ultimo anno a serie autunnale, ma rimasta comunque a quota tredici, come numero di puntate), le avventure dell'agente Parker e degli altri strani eroi di Haven (in particolare, lo sceriffo Nathan Wuornos - altro attore emerito sconosciuto, Lucas Bryant - e il simpaticissimo anti-eroe Duke Crocker - il moderatamente famoso Eric Balfour, già in 24 e in film come il remake di Non aprite quella porta e Skyline, ma già giovanissimo nei primissimi episodi di Buffy l'ammazzavampiri; senza dimenticare i fratelli-coltelli Dave and Vince, giornalisti ed editori del giornale locale, conoscitori di molti dei segreti del posto, e le comparsate di uno degli eroi del wrestling, Edge) si sviluppano attraverso una continua serie di sorprese e di colpi di scena, che via via che passano le puntate, si strutturano in una trama portante che nella terza serie prende il sopravvento e prelude a un cliffhanging che sicuramente è stato scelto dopo la decisione di giungere a una quarta stagione...

Per molti versi simile al cult anni Novanta X Files, Haven soffre un po' degli stessi difetti: se molte delle idee iniziali sono indubbiamente buone (come la presenza di persone con "problemi" - definizione politicamente corretta per individui la cui presenza porta solo morte e distruzione per quelli che incontrano -con l'agente Parker immune ai loro effetti, che periodicamente torna nel villaggio - una volta ogni 27 anni, a partire dalla prima comparsa negli anni Cinquanta del XX secolo - per porre rimedio alla loro ricomparsa ciclica), i personaggi azzeccati (anche se in certo modo stereotipi), gli attori bravi, gli sceneggiatori altrettanto abili (c'è la mano - almeno come produttore - di uno dei grandi del fantastico televisivo dell'ultimo quindicennio, J.J.Abrams), la prevalenza di una trama iper-ramificata sottostante a tutto quanto alla lunga stanca, si notano miriadi di incongruenze, si sente la pressione di non sapere quando dover porre termine a tutto quanto (il dramma delle serie televisive odierne, eccessivamente vittime esclusive dell'audience, ballerina per definizione) e quindi la necessità di lasciarsi spazi per conclusioni improvvise e prolungamenti indefiniti. Nel complesso però, i pregi sono superiori ai difetti e, senza entrare in ulteriori dettagli per non sciupare la visione a chi non la conoscesse, mi sento di poter dire che se gli anni Novanta erano stati, per gli appassionati del fantastico paranormale, gli anni di Mulder e Scully, questi primi anni della seconda decade del XXI secolo possono essere, per lo stesso tipo di pubblico, gli anni di Parker, Wuornos e Crocker (atipico triangolo, che meriterebbe ben più di un post e spiegazioni più dettagliate, che non mi sento di fare, per non rovinare con troppi spoiler la scoperta dei loro segreti via via che passano le puntate).

Forse poco vista da noi, anche per la programmazione su reti di secondo piano (nonostante Rai4 ormai da tempo sia il vero punto di riferimento per gli appassionati di fiction fantastica nostrana), Haven è un telefilm che raggiunge meritatamente la quarta stagione: speriamo che gli sceneggiatori siano sufficientemente abili da non alterare troppo gli equilibri faticosamente raggiunti e capaci di dare un senso compiuto all'intero baraccone (le cui falle cominciano pericolosamente a fare acqua quanto a coerenza) in attesa del finale (auspicabilmente la prossima stagione sarà l'ultima, altrimenti tempo un vero e proprio disastro di trama, come sta avvenendo - parere personale - con Fringe, di cui parlerò un'altra volta). E già che ci siete, se non la conoscete, ascoltatevi anche Feels like Heaven dei Fiction Factory, che non è niente male come possibile emblema dei favolosi anni Ottanta...

mercoledì 16 gennaio 2013

Segnalazioni d'autore: Revolution

Con colpevole ritardo pubblichiamo un nuovo articolo dalla penna del buon Roberto. Vi ricordo di seguire il suo nuovo ed aggiornatissimo blog: di tutto un Poe



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Puntate viste: s01e01

Come la vede Roberto

In questi giorni di fine vacanze e con ancora molte delle serie che seguo ancora ferme ai box a smaltire pandori anche Oltreoceano (Melegatti, come insegna la pubblicità), è giunta l'ora di tirar fuori dal cassetto... pardon, dalla chiavetta usb, il pilot di una serie che ha già riscosso un discreto consenso (a quanto sento) di pubblico a opera degli Ammerigani (con 2 emme e la gi, perché il telefilm, come sentirete è molto, molto, molto, "ammerigano"): Revolution (titolo evidentemente preso dalla celeberrima canzone dei Beatles, visto che nei titoli c'è anche un gioco di parole con "Evolution" - termine che compare nella seconda strofa del testo - ma potrebbe anche essere solo un caso, vista la banalità della rima).

Due parole sulla trama (per ora ovviamente solo abbozzata): un bel giorno sparisce dal mondo ogni forma di energia (quella elettrica, ma anche batterie, motori, etc) e l'umanità torna a prima della rivoluzione industriale. Con un flashforward di 15 anni, seguiamo le vicende di una famiglia (fratello e sorella tardo adolescenti, e matrigna cinica e feroce, che gira con del whisky avvelenato da offrire a eventuali banditi incontrati per strada...) costretta a fuggire dal pacifico villaggio dove vivono dalla milizia del governo Monroe (una delle tante repubbliche in cui sono rinati i nuovi States dopo la catastrofe), in cerca dello zio Miles (un ex sergente dei marines, in confronto al quale Ezio Auditore è un novellino nel maneggiare spade e coltelli, come dimostra una - discreta, anche se molto Hong Kong style - scena della parte finale del telefilm, dove affronta e sconfigge praticamente da solo una dozzina abbondante di avversari - che, ovviamente, pur armati di balestre e fucili - su questi torneremo dopo - si dimostrano incapaci di usarli e preferiscono farsi scannare in corpo a corpo). Oltre a questo, il pilot fornisce alcuni altri spunti di sviluppo di trama che ovviamente saranno seguiti, immagino, nelle puntate successive.

Ci troviamo di fronte, quindi, all'ennesimo telefilm post-olocausto o simile, dopo Walking Dead (del quale per adesso ho potuto vedere purtroppo solo il pilot della prima serie, causa eccessiva sensibilità della consorte, ma spero di rimediare in futuro) e Falling Skies (del quale ho visto il pilot, e mi è bastato), con premesse diverse, ma sviluppo immagino similare. In realtà, la cosa cui più somiglia è il bistrattato film di Costner L'uomo del giorno dopo (ovvero The Postman, dal bel romanzo di David Brin), che invece a me non era dispiaciuto. L'impressione iniziale non è malissimo, anche se ci si muove su strade percorse tante e tante volte, sia nella fiction narrativa sia in quella televisivo/cinematografica (per non dire videoludica - Fallout?!?). Molti dei volti presentati sono praticamente sconosciuti (come la protagonista femminile, somigliante alla Kirsten Stewart della saga di Twilight... sarà un caso che il protagonista maschile, il Miles "EZio Auditore" di cui sopra sia quel Billy Burke che nella saga licantropo-vampirica della Meyer è il padre di Bella?!? Bah! Misteri del casting...), ma si rivede nel ruolo del capo dei miliziani a caccia della famigliola quel Giancarlo Esposito che in Once Upon the Time è l'incarnazione dello "specchio, specchio delle mie brame" della Regina Cattiva, e, soprattutto, nel ruolo del "cattivo" Monroe (altro sergente dei marines, compagno d'armi di Miles) quel David Lyons che avevo indossato i panni dell'eroe mascherato di The Cape, nella sfortunata serie televisiva di un paio di anni or sono, caduto sventuratamente sotto i colpi dell'ascia dell'audience.

Il pilot e l'ambientazione pullulano di altri difetti più o meno gravi (per esempio, perché fra le varie cose che smettono di funzionare ci sono anche le armi da fuoco moderne, tanto che i miliziani rispolverano improbabili fucili ad avancarica dei tempi della Rivoluzione Americana (oops... Ammerigana)?? Perché è più figo, o perché c'è dietro una spiegazione logica? Sono curioso di conoscerla...), ma le improbabilità storiche o gli errori marchiani affollano da sempre la cinematografia mondiale (ammerigana in particolare...) e nonostante questo, tappandosi bocca, orecchie e naso (lasciamo aperti almeno gli occhi, e spegniamo il cervello) si riescono a vedere - divertendosi anche - film come Il Gladiatore e (sfioro l'eresia... preparate il rogo) Troy.

Sospendo quindi il giudizio su Revolution, in attesa di vedere se varrà la pena vedere qualche altra puntata al rientro in massa delle serie di ritorno dalle vacanze (sono già in attesa delle ultime puntate della stagione di Haven, del ritorno di Castle, Criminal Minds, Elementary, Arrow e - ebbene sì, alimentate il rogo già allestito in precedenza - Glee), ma non ne sentirò troppo la mancanza se poi non potrò farlo.

martedì 8 gennaio 2013

Segnalazione: Ripper Street

Buon anno a tutti! Visto che l'anno nuovo inizia con un sacco di buoni propositi, il buon Roberto ci spinge a rimettere mano al nostro blog segnalandoci una seie nuova nuova direttamente dall'Inghilterra!

Roberto ha anche deciso di aprire un suo blog non solamente ristretto alle serie televisive: di tutto un Poe
Visitatelo, fatelo conoscere a familiari, amici e conoscenti (se leggete questo blog non può non piacervi)



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Puntate viste: s01e01
Come la vede Roberto

Jack è tornato, o almeno così sembra nelle prime scene della nuova miniserie targata BBC, Ripper Street, freschissima di messa in onda e di visione.
Il fatto che non lo sia veramente, forse lascia un qualche amaro in bocca ai fan del più celebre serial killer della storia, ma si tratta di una mancanza da poco, perché la prima puntata (tutta imperniata sui primordi della fotografia pornografica e sul prototipo degli "snuff movies" prima ancora della nascita accertata dei film veri e propri) è piuttosto efficace, ficcante, ben recitata, da un cast all English (salvo Adam Rothenberg nel ruolo di Homer Jackson, ex medico dell'esercito statunitense ed anche ex agente dell'agenzia Pinkerton) e abbastanza ben calata nelle atmosfere della Londra del tardo Ottocento, su stilemi che ricordano da un lato i recenti film holmesiani dell'ex signor Madonna, dall'altro il lordume malato della Whitechapel di From Hell.

Parlando del cast, menzione speciale per Jerome Flynn (il Bronn del Trono di spade), nel ruolo del sergente Bennett Drake (costantemente impegnato in incontri di pugilato clandestini).

La prima impressione è valida, dunque, con i soliti difetti riscontrati in altre pellicole similari (in specie prostitute troppo belle per essere credibili, come nel citato From Hell), ma per il resto una trama decente (per quanto piuttosto telefonata e in fin dei conti imitativa), buona recitazione, personaggi interessanti e con scheletri nell'armadio forse anche molto ingombranti, che probabilmente si scopriranno pian piano (come è giusto che sia). Aspettiamo fiduciosi la seconda puntata, per vedere se le premesse saranno consolidate, o se tutto si scioglierà nel piattume (trattandosi di produzione BBC gli auspici sono buoni).



mercoledì 21 marzo 2012

Tutto quello che abbiamo visto... REPRISE!

Prima di scrivere qualunque cosa vorrei dedicare un momento ad un amico che ci ha lasciato.
Brutalmente strappato alla vita da mani assassine nel gennaio di questo anno, ricordiamo tutti Megavideo.
Una prece.


Passando alle "serie" non posso non urlare a popolo e comune il mio disgusto per un troiaio come il Boss delle torte annoverato da Chiara tra le cose che abbiamo visto per più di 10 minuti. Mi dispiace, ma di finti chef italo-ammerigani in tv riesco solo ad apprezzare il vecchio chef Tony che tagliava qualunque cosa con i suoi coltelli Miracle Blade TM.


Di chef veri riciclati in televisione non posso non menzionare Gordon Ramsey. Della sua vasta produzione guardatevi solo Hell's Kitchen che è l'unico programma decente e preferibilmente in lingua originale, perché il doppiatore italiano dà un po' troppa enfasi alle sfuriate un pelo più british del fenomeno televisivo scozzese.


Abbiamo anche intravisto la puntata finale di Master Chef Italia che era stata messa su youtube dalla produzione. L'unico commento che mi sento di fare è il seguente: per saper leggere con un minimo di cognizione di causa non serve l'actor studio, basta la licenza elementare!
"A-DE-S-SO (pausa) FAREMO (pausa) LA (pausa) PROVA (pausa uguale a prima che invece di creare suspance ti piena i cogl***i) FINALE (detta in modo piatto, senza verve, senza pathos, senza passione, senza inventiva... tutte cose che a detta loro sono essenziali in cucina!!!)
Andrea Lucchetta (che di mestiere una volta faceva il pallavolista) quando presentava una roba come Robot Wars sembrava Vittorio Gassman in confronto a questi!

Lucchetta voglio ricordarlo così :-D
Di Insecurity ed Alcatraz ha già detto Chiara, non mi dilungo oltre confermando i giudizi.

Di Top Gear, che ve lo dico a fare? E' sempre stato un capolavoro, ma è servita una cena in cui TUTTI ne parlavano bene per poterci gustare qualche episodio assieme.

Tutto quello che abbiamo visto... e che avremmo voluto non vedere!

Come la vede Chiara (che aspetta recensioni da Lapo e da Roberto)

Dalla chiusura del nostro sito preferito è stato difficile stare dietro alle nuove serie televisive.

Se a questo si aggiunge la scoperta di vari reality (so che tutti voi, gente con il televisore, da anni vi godete Tabatha e il Boss delle torte e non potete sapere l'ebbrezza di non avere la tv) capirete perchè ci siamo attardati tanto.

A proposito di reality, per le donzelle che non hanno mai sentito parlare di Top Gear, o non lo hanno voluto vedere, io lo consiglio caldamente, perchè se invece di dirmi "Guardiamo un reality sulle auto", Lapo mi avesse detto "Guardiamo un programma inglese con 3 che fanno le prove più pazze e divertenti con le auto, e ogni tanto intervistano i protagonisti del Doctor Who" forse non avrei aspettato due anni prima di scoprire questa chicca.
E tant'è. Ci siamo bloccati lì.

Negli ultimi giorni però, abbiamo ricominciato a scandagliare l'universo seriale alla ricerca di qualcosa di nuovo che ci facesse tornare la voglia di appassionarci a qualcosa.
Ovviamente senza successo.

Per l'occasione abbiamo guardato:

InSecurity:

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Puntate viste s01e01

E non siamo nemmeno riusciti a finirla.




A me i canadesi son sempre stati simpatici, per carità, è vero che hanno prodotto sottospecie del genere umano come Justin Bieber, ma  secondo me questo programma ricalca male NTSF:SD:SUV:: che nella sua totale stupidità è davvero divertente. Qui invece c'erano: fastidiose gag alla Scary Movie, ridicolizzazione della tortura, battute non vecchie, rancide e il solito cast (la bionda, l'asiatica, il nero, il ciccione, quello figo...strano che mancasse l'indiano nerd). Mah.




Alcatraz: 

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Puntate viste s01e01

L'idea di un telefilm sul penitenziario più crudele e famoso d'America c'intrigava. Negli anni sono stati prodotti una quantità di film ambientati ad Alcatraz, da quelli epici (Fuga da Alcatraz, The Rock) a quelli stupendamente lacrimevoli (L'uomo di Alcatraz, L'isola dell'ingiustizia), che ho visto e rivisto, per cui questo telefilm, non poteva essere tanto male. O si?

(Attenzione! Da qui spoilero di brutto! Se non avete visto il telefilm e non vi volete togliere le sorpresone, non leggete il seguito!)

Nei primi due minuti è raccontato un evento misterioso: nel giorno della chiusura del carcere nel 1963, tutti i famigerati criminali di Alcatraz spariscono. La scena si sposta ai giorni nostri. Una ragazzina in visita al penitenziario trova un uomo che dorme dentro uno sgabuzzino. L'uomo viene invitato ad uscire, si guarda attorno "leggermente" sbigottito, poi s'infila il cappotto che "gli appare in mano" e dove dentro trova biglietto, chiavi e soldi, prende il traghetto e va a San Francisco ad ammazzare un tizio.

Seconda scena. Una giovane biondina detective sulla scena del delitto. Foto di rito, tutti intorno al cadavere senza avere idea di chi o di cosa, lei va spedita verso uno scaffale e afferra una foto rovesciata, che s'intasca. Entrano in gioco i federali capitanati da Sam Neill, e dopo un breve scambio di battute mache, la biondina e i suoi sono invitati a levarsi di torno. A parte che con tutti i casi di omicidio in una città come S.F., se arrivano i federali a prendersi il caso, tu, detectivino da strada, dovresti solo ringraziare e dedicarti ad un altro omicidio. Ma la bionda non ci sta: fa una ricerca sulla foto e partendo dall'unica impronta presente sul vetro scopre su Google che il colpevole è un detenuto di Alcatraz, lo stesso uomo visto all'inizio del telefilm. Alla faccia del segugio! Sempre su Google scopre l'esistenza di uno scrittore che ha scritto un libro su Alcatraz (uno, no) e lo contatta per avere informazioni. Lo scrittore, un ciccionello nerd, dopo aver ascoltato la biondina spifferargli tutto quello che ha scoperto (un ottimo modo di cominciare: raccontare un indagine in corso al primo che passa), decide di seguire il caso con lei. Castle docet.

A questo punto il naso mio e di Lapo si storcevano in maniera incontrollata. Dopo altri 5 minuti abbiamo deciso che neppure questo telefilm faceva per noi. Ed abbiamo spento.

Giudizio Sintetico&Ponderato: Inutile

Ma solo perchè ci siamo rifiutati di vedere il resto.









venerdì 13 gennaio 2012

Life's too Short



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Puntate viste: s01e01-07

Come la vede Chiara

Avete presente il politically correct? Bhe, scordatevelo!
Se volete una serie davvero davvero bastarda, se siete stufi del buonismo imperante e del "non si dice-non si fa", allora questa è la serie che fa per Voi!  Signore e Signori, dal suo metro e sette centimetri appena di altezza ecco a Voi: Warwick Davis, mio nuovo, preferito, adorabile, incontrastabile GENIO DEL MALE!

Il telefilm racconta in presa semi-diretta la vita del più noto (o almeno cosi crede lui) attore nano d'Inghilterra. Funziona come un documentario, il che è divertente, se si pensa a tutti i finto-documentari che hanno allietato i nostri pomeriggi su Mtv (Si. Guardavo gli Osbournes. E allora? Problemi?). Questo però, non è esattamente costruito per sembrare "vero". Ci sono delle forzature impossibili da credere, come gli strampalati personaggi di cui Warwick, attore sull'orlo del fallimento e in procinto di divorzio, si circonda: c'è il commercialista che usa il pallottoliere perché non è in grado di usare la calcolatrice, o l'assistente dallo sguardo vacuo come il suo cervello -una vera rivelazione-. Poi ci sono gli attori di contorno, quelli fissi ad ogni puntata come Ricky Gervais (e voi vi chiederete, e allora? chi è? Io non ne ho idea, ma se lo cercate su internet vedrete che è uno dei nomi più importanti del panorama british, uno di quelli che ha le mani in pasta in qualsiasi cosa e ha vinto tipo tutti i premi immaginabili) c'è Gervais dicevo che, stanco di vedersi arrivare Warwick in ufficio, si trasferisce nell'attico di un palazzo con il campanello posto molto, ma molto in alto... il perché se ci lavorate un attimo di fantasia lo capirete, mentre i personaggi one shot invece li conosciamo tutti: Liam Neeson, Johnny Deep, Helena Bonham Carter, Sting... e io non so cosa il regista e il produttore abbiano dato loro per farli "auto-sputtanare" in cotanta maniera, ma giuro, ci sono riusciti benissimo.

  
Giudizio Sintetico&Ponderato: Figata

sabato 3 dicembre 2011

The Tudors: un altro polpettone HBO?


Dopo molte settimane d'interruzione torno a scrivere di un'altra serie. In questo periodo ci siamo presi una pausa perchè abbiamo scoperto il non plus ultra del trash ammerigano: lo chef Gordon Ramsay. Adesso che abbiamo quasi terminato tutte le serie di HK possiamo finalmente dedicarci ai nuovi telefilm.


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Puntate viste: s01-s03


Come la vede Chiara


La serie, nota a tutti e piuttosto vecchiotta, non l'avevo presa in considerazione fino ad ora.
Nonostante la profusione di poppe e culi, questa serie non è targata HBO. E' invece una produzione irlando-americo-canadese (o americo-canado-irlandese) incentrata sulla strabordante e sfaccettata persona del re Enrico VIII, e delle sue tante mogli.
La prima cosa che mi è saltata all'occhio -e mi ha stonato non poco- è la diversità fisica che intercorre tra l'attore (Jonathan Rhys Meyers) e il re, che tutti conosciamo. L'uno è bello, moro e... bassino, mentre l'altro era un grasso, strabordante, enorme gigante rosso. A me quando sono tutti belli e depilati, se si tratta di un telefilm storico, non è che mi faccia impazzire. Penso sempre: dove sono i denti marci, le stanze che puzzano come latrine, i tafani e le piattole? Sono tutti troppo belli e puliti, e mai nessuno che storca il naso! E inoltre ci sono talmente tante inesattezze storiche da perdere il conto. In ogni caso la serie si fa guardare. Vuoi perchè il periodo è uno dei miei preferiti, vuoi perchè la ricostruzione degli ambienti è fatta da Dio, se non è passione, diciamo che mi ci sto divertendo.

Jonathan Rhys Meyers/Enrico VIII. Quest'attore poco c'incastra fisicamente con il re Tudor, tuttavia JRM non solo è belloccio ma è pure bravo, e chi ha visto Match Point concorderà con me. Il suo Enrico è volubile, libidinoso, arrogante, meschino: uno stronzo, tanto per intenderci. Immaginavo che Enrico VIII dovesse assomigliare più ad un Robert Baratheon che non a questo ragazzino dal faccino androgino. Eppure, puntata dopo puntata, mi sembra una scelta azzeccata.

Natalie Dormer/Anna Bolena. Ma perchè? La Dormen in questo ruolo davvero non ce la vedo. Ok, l'Anna reale non era uno stinco di santo, ma a me era sempre stata simpatica. La vedevo come una donna forte, volitiva e caparbia, tradita e condannata dagli affetti a lei più cari. L'Anna del telefilm è invece meschina e cattiva, manovrata ma d'accordo con i suoi familiari. Comunque l'attrice è accattivante, forse il ruolo della civettuola Margaery Tyrell le renderà giustizia (spero!)

James Frain/Cromwell. Avete presente il prezzemolo, che va ovunque e te lo trovi sempre tra i denti? James Frain è così: lo scovo in ogni film o serie che guardo e mi mette sempre un po a disagio. Saranno quelle sue orecchiette da pipistrello.

Gli alti prelati: e qui la produzione ha preso il top del top: nelle prime tre stagioni si alternano Sam Neil, Peter O'Toole e Max Von Sydow. Mica pizza e fichi.

The Tudor è una soap-opera storica ben confezionata. Ci sono gli intrighi, tutti i personaggi noti, e pure gli abiti giusti. Grande risalto è dato ai personaggi di contorno, come il maestro Holbein (che per intendersi era il pittore che ha ritratto tutti i vip a corte). E' in parte divertente ma a tratti anche impegnativa (la riforma della Chiesa non è proprio una passeggiata). Insomma: si guarda bene per quello che è.
Per il resto, leggetevi la storia.


Giudizio Sintetico&Ponderato: Gradito Passatempo.

venerdì 11 novembre 2011

Happy Town


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Puntate viste: s01e01-e08 (tutte)


Come la vede Roberto

Volete un mystery intrigante, conturbante, rutilante, trascinante e, alla fine, urticante (nel senso che procura un fortissimo urto di nervi e la voglia di buttare nudi fra le ortiche gli sceneggiatori)?
Siete nostalgici di Twin Peaks?
Vi piacciano le ambientazioni rurali e boschive?
Bene, allora questa è la serie che fa per voi: Happy Town (sorridete e siate felici, prego, cittadini!).

Nata probabilmente come serie estiva da 13 episodi, ma cancellata alla sesta, ha avuto gli ultimi due episodi aggiunti solo per il pubblico del web, per cercare di dare un finale dignitoso a una serie che sembra una mia avventura da gioco di ruolo: ovvero, sontuosa premessa, miliardi di possibili sottotrame, cliffhanging mantenuto abilmente fra una puntata e l'altra, citazioni a iosa, ma un finale assolutamente raffazzonato, di quelli dove i giocatori minimo ti prendono a colpi di dado in faccia, e con più punti interrogativi di quanti (e credetemi sono parecchi) l'intera serie aveva posto nelle prime sette puntate.

La trama ruota attorno alle vicende di un piccolo e ridente paesino dei boschi del Minnesota (ma gli esterni sono girati per lo più nel vicino stato dell'Ontario – se non ci fosse stato il Canada e i suoi set meno costosi, ci saremmo persi il 70% delle serie televisive americane per questioni di mero budget), dove negli anni precedenti diverse persone (ragazze, donne, bambine, anziani, di tutto, insomma) sono sparite senza lasciare traccia, rapite dal fantomatico "Magic Man". L'improvviso cruento omicidio del guardone del luogo (operato tramite conficcamento di bullone da binario in mezzo alla fronte!) mette nuovamente in apprensione lo sceriffo del luogo, che, per non sapere né leggere, né scrivere, decide di punto in bianco di impazzire, chiudersi nell'ufficio e cercare il suicidio amputandosi la mano sinistra... ditemi se non vi sembra un inizio meritevole di visione, eh?
Aiutati da un cast piacevole, con un gigionesco Sam Neill nel mefistofelico ruolo di un venditore di cimeli del cinema muto (in un paesino di cento abitanti scarsi nel Minnesota???? Altra idea grandiosa e citazione se vogliamo dal pessimo Cose Preziose), una sorta di sosia della Jovovich (senza gli zombie di Resident Evil, però) nel ruolo di una misteriosa ragazza in cerca di un misterioso oggetto, all'interno di un pensionato abitato dalle allegre comari di Haplin (nome del paesino), simpatiche e arrapate vecchiette in brodo di giuggiole per l'unico ospite maschio della locanda, il suddetto Sam Neill, per non parlare poi di un'allegra combriccola di fratelli redneck, cinque in tutto, uno bellissimo, quasi un modello, gli altri 4 usciti dal profondo del Texas di Non Aprite Quella Porta, uno più scemo e delirante dell'altro. Insomma, premesse e svolgimento grandiosi, situazioni che passano dal truculento al tongue in cheek, in perfetto stile Dead like me incontra Criminal Minds, una sottesa arietta soprannaturale che sbeffeggia Twin Peaks –da me mai particolarmente amato, per gli eccessi psichedelici di Lynch – fin dal collocare il suo paesello di Haplin a poche decine di miglia dalle "twin cities" Minneapolis e St Paul, ma soprattutto con un altro federale fuori di testa che fa il paio con il Kyle McChlaclan dell'originale.
Potrei parlarvi di questa serie per ore, tanto è piaciuta a me e alla consorte, ma purtroppo, le necessità di dare un finale in fretta e furia per il taglio dichiarato dall'implacabile legge dell'audience (terribili forche caudine sotto le quali sono passate fior di serie, a partire da Firefly, tanto per fare un esempio) hanno bruscamente sminuito il valore del tutto, con un finale raccapricciante e irritante (e siamo a 7 attributi in "ante", non male), calato dall'alto come il peggiore dei deus ex machina (ma forse meglio che non il finale di Flashforward – altra serie di cui parlerò in futuro, forse), e del tutto non risolutivo, anzi. Resta comunque un telefilm da vedere, da godere nei dettagli (magari in originale per cogliere meglio alcune battute e citazioni – del tutto fuorviate dalla traduzione italiana, fin dai titoli dei singoli episodi – cito solo uno e smetto: l'ultimo episodio, che richiama il classico del western Un dollaro d'onore, e tutti i successivi cloni, in particolare qui il meraviglioso Distretto 13 le brigate della morte di Carpenter, si intitola appunto "Blame it on Rio Bravo", mentre i buontemponi dei traduttori italiani lo hanno intitolato "Coccodrilli al ballo"....), magari da rivedere ancora per capire cosa ci sia sfuggito alla prima visione.

Valutazione puntate da 1 a 8 tranne il finale
Giudizio Sintetico&Ponderato: Epic

Valutazione obiettiva dopo il finale
Giudizio Sintetico&Ponderato: Caruccio

mercoledì 26 ottobre 2011

Last Man Standing... dategli una sedia!


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Puntate viste: s01e01


Come la vede Lapo

"Cosa vediamo stasera?"
"Ora cerco"

La ricerca deve essere completata prima che la cena sia in tavola, altrimenti la cena si fredda e gli animi si surriscaldano ;-D
Quando ho pescato questa serie era una di quelle sere in cui stavo per andare fuori tempo massimo ed il solo titolo mi ha convinto.
Già sapevo che era una serie sull'ennesima famiglia ammerigana, non mi aspettavo il carisma di un Gannicus, ma nemmeno il piattume che mi è stato propinato. Il correttore ortografico mi segnala piattume, se volete leggete pure pattume: essendo una commedia i due concetti sono così vicini come lo sono ortograficamente.

In breve l'ultimo uomo rimasto in piedi a fronteggiare la modernità è il padre della famiglia composta da:
Madre avvinazzata, le signore di classe benestanti hanno tutte un cocktail in mano nei telefilm, questa che non lo è e deve tornare a lavorare perché c'è la crisi si fa di vino.
Figlia maggiore single e con figlio a carico ossessionata dalle insulse "giornate del bacon" inventate alla caffetteria dove lavora.
Figlia di mezzo classica svampita teenager ammerigana che pensa solo a Glee ed al suo 'amore' Travis.
Figlia minore che deve aver visto "Sognando Beckham" da piccola e ne è rimasta traumatizzata a tal punto da scegliere il calcio come sport.

Il dramma del nostro protagonista non è tanto l'esser costretto a vivere in un mondo di donne che non sanno nemmeno cambiare la gomma bucata della macchina (nella sua ottica quello rappresenterebbe la normalità dove può far valere le sue doti da uomo vero), quanto quello di vivere in un mondo in cui anche l'inutile ragazzo della figlia (Travis) non sa cambiare una ruota della macchina!
In questo suo inferno personale il nostro eroe riesce ad affrontare anche la modernità allo stesso modo di come affronterebbe la solita gomma che Travis non sa cambiare. E' così che curando il sito web della ditta mette in rete un un suo filmato promozionale che si trasforma in uno sclero contro Travis e l'uomo moderno e fa guadagnare una quantità spropositata di visiste al sito.

Tutto è bene quel che finisce bene?
Magari, visto che il personaggio più interessante di tutta la puntata (Travis) è solo un nome senza una faccia.
Il resto è il nulla più totale, basti il fatto che per ricordarmi come si chiamava la serie per recensirla c'ho messo 3 giorni e l'unico nome/trama che mi ricordi sia quella su un personaggio inesistente come Travis!!!

Giudizio Sintetico&Ponderato: Inutile



Come la vede Chiara

Come può un uomo sopravvivere a moglie e tre figlie senza impazzire?
Facile: facendo l'UOMO.
E siccome l'uomo ha da puzzà, il protagonista della serie è un surplus di maschilismo stereotipato: va a caccia, ha una passione per le armi, fa battutacce sessiste, insulta gay, pacifisti e riesce persino a ridicolizzare la politica (non brillante) di Obama; il tutto stemperato tra una risata (finta) e l'altra, tanto che non ti accorgi neppure di quello che stai davvero sentendo.

All'ennesima battuta, ho fatto due conti:

-Il protagonista rientra da un viaggio di lavoro in Alaska.
-E' un appassionato di armi e di caccia.
-La figlia maggiore è rimasta incinta e adesso fa la mamma single a casa con i suoi.

E qui mi è sorto il dubbio:

... ma invece che Last Man Standing non potevano chiamarlo direttamente:
"Casa Palin"???

Giudizio Sintetico&Ponderato: Inutile

martedì 11 ottobre 2011

The League, il fantacalcio all'americana


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Puntate viste: s01e01


Come la vede Lapo

Partiamo da un presupposto: il football americano è lo sport più seguito d'america ed il famigerato Super Bowl (la partita finale del campionato) è paragonabile a quella che è una finale di coppa del mondo in cui gioca l'Italia per il nostro paese.
Così come in Italia si gioca al fantacalcio allo stesso modo in america si gioca al Fantasy Football.
Per dare un'idea di quanti americani giochino una o più leghe di Fantasy Football a me è bastata l'esplosione di messaggi sull'argomento che ha caratterizzato l'inizio della stagione tra TUTTI (nessuno escluso) gli ammerigani che seguo su twitter.

Un gruppo di vecchi amici, ognuno coi propri piccoli/grandi problemi personali, ma disposti a tutto pur di vincere la lega di Fantasy Football che organizzano da anni è materiale perfetto per una sitcom.
Tanto per fare un paragone è come il rendere fruibile The Big Bang Theory ad ogni singolo spettatore ammerigano.

E si parte subito in quarta nella prima puntata, quella in cui si mettono all'asta i giocatori che faranno parte delle squadre di ognuno. Uno dei protagonisti, pur osteggiato dalla moglie ed oberato di lavoro, discute di formazioni nel suo unico momento libero della giornata: mentre è al cesso.
Un altro conosce un ragazzino di 9 anni che è una sorta di Oracolo del Fantasy Football ed inizia a tampinarlo così insistentemente per avere delle dritte sui giocatori da comprare che finisce denunciato come pedofilo dai genitori del piccolo.

Ecco questi due sono i momenti di più alta comicità della puntata e se vi hanno fatto schifo andate subito al giudizio.

Il resto è un'accozzaglia di insulso umorismo da caserma che anche i Vanzina si sarebbero rifiutati di usare in un cinepanettone e situazioni che non hanno ai miei occhi nulla di comico.
Tanto per capirsi uno dei protagonisti scopre che la canna che gli avevano dato da fumare da ragazzino era fatta con i peli pubici di uno degli amici e si passano 5 minuti buoni a disquisire esattamente da quale parte della zona pubica provenissero. In un'altra scena la moglie di uno dice davanti a tutti (mariti e mogli comprese) che stanno provando anche loro ad avere un figlio, ma purtroppo il marito ha lo sperma lento e lui risponde imbufalito che magari è colpa della moglie che insiste nel momento culminante del finale travolgente a mettergli un dito nel... e ci siamo capiti.

Mi viene in mente Jim Carrey che in scemo e più scemo fa a gara di scorregge; una scena ricca di aulica poesia al confronto con questa serie.

Giudizio Sintetico&Ponderato: UNA MERDA
Giudizio MENO Sintetico&Ponderato: Tutte le altre merde che ho recensito cagano in testa a questa MERDA


Come la vede Chiara

A Chiara nemmeno la propongo (ndLapo)

venerdì 7 ottobre 2011

Dead like Me


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Puntate viste: s01e01-09


Come la vede Lapo

George è una ragazza svogliata che non ha interessi, anzi diciamo che ha perso tutti gli interessi e gli entusiasmi di quella che dovrebbe essere una ragazza della sua età, almeno nella mente di sua madre.
La sua visione cinica e distaccata delle cose la portano a trovare lavoro come archivista, il suo destino la porta a morire lo stesso giorno e ha prendere il posto di lavoro di colui che l'ha aiutata nel trapasso.
George diventa così un'assistente della morte.
Veniamo così introdotti alla burocrazia della morte e ai problemi dei burocrati non-morti.

Un'idea davvero carina e condita da un po' di humor che non guasta mai.
Questo è l'ovvio momento dei purtroppo e mi piacerebbe molto saltarlo...
NAAH! Scherzavo :-D

Purtroppo lo humor non è nero, ma piuttosto caciarone, ad esempio la protagonista muore colpita dalla tavoletta del water di una navetta russa che rientrava sulla terra.
Purtroppo non essendo la novella serie in stile Famiglia Addams ecco che le morti non vengono causate dagli assistenti, ma da degli strani mostri che chiamano Gremlin in modo da non addossare ai protagonisti "colpe" imperdonabili agli occhi dei dolci spettatori ammerigani.
Purtroppo pur non essendo una nuova Famiglia Addams non riesce nemmeno ad avere quella leggerezza umoristica nel confronti del trapasso del Morty di Terry Pratchett.
Purtroppo la burocrazia postmortem è poco burocratica ed affascinante, anzi direi limitata al tavolo di una tavola calda.
Purtroppo il metodo di funzionamento della burocrazia postmortem offre il fianco ad innumerevoli critiche sulla sua reale fattibilità.
Purtroppo la vita di un assistente della morte è fondamentalmente pallosa.
Purtroppo fanno fuori il collega più interessante di George alla quarta puntata o giù di lì.
Purtroppo la trama più interessante della serie riguarda la vecchia famiglia della protagonista piuttosto che la nuova pletora di colleghi.

Dopo tutti questi purtroppo diciamo che la serie scorre leggera senza intoppi e la sigla vale la visione di un nuovo episodio ogni volta.

Giudizio Sintetico&Ponderato: Inutile




Come la vede Chiara


A me non dispiace. E' una serie leggera, senza pretese, con un pizzico di bizzarro che non guasta mai.
Gli errori grossolani li ha illustrati alla perfezione la mia dolce metà, ma alla fine rimane una tranquilla "serie da pasto", ideale sia a pranzo che a cena, nonostante la durata esagerata di ogni puntata (44 minuti).

La giovane protagonista è semplicemente deliziosa: cinica, pigra e lievemente disgustata. Nonostante le troppe incongruenze già esaminate, la serie va vista anche solo per la splendida sigla in puro stile Pratchett.

Giudizio Sintetico&Ponderato: Caruccio

martedì 4 ottobre 2011

Terra Nova Vita Nova


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Puntate viste: s01e01

Come la vede Chiara

Nell'anno 2149 l'umanità ha quasi finito tutto l'ossigeno respirabile, sommerso ogni centimetro quadrato di spazzatura ed ha problemi di sovrappopolamento talmente gravi che i governi del pianeta hanno stabilito che la famiglia perfetta dovrà essere composta da solo 4 elementi, due genitori e due figli, pena l'arresto. E' in questo clima devastato che gli scienziati americani scovano un passaggio, una falla nello spazio-tempo, che collega il mondo attuale con quello dei dinosauri, distante 85 milioni di anni nel passato. La nuova terra è immensa, verde, lussureggiante. Ogni giorno vi splende il sole e l'aria è fresca e fragrante. Vengono così organizzate spedizioni con alcuni gruppi di fortunati: a Terranova ci si va per meriti specifici (se siete dottori, ingegneri, agricoltori: siete salvi) oppure tentando la fortuna con la lotteria. Tutti gli altri dovranno continuare a vivere e a morire nella monnezza.

Ed eccoci arrivati ai protagonisti della serie, la famiglia Shannon, composta da papà Jim (poliziotto, rimasto in carcere 5 anni per aver scazzottato un superiore), mamma Elizabeth (dottoressa), primo figlio Josh (ribelle, totalmente in preda agli ormoni), seconda figlia Maddy (genio super intelligente, perciò nerd, perciò sempre sola) e... terza figlia Zoe (a causa sua il padre finisce in prigione). 5 anni dopo Elizabeth viene selezionata per andare a Terra Nova con i suoi figli. Il tempo di organizzare la fuga rocambolesca dalla prigione al marito, infilare la figlia terzogenita in uno zainone e poi via, nel passato, dove tutto sembra bello e perfetto... o quasi.

Considerazioni, fatte a caso.
-Il rimedio alla sovrappopolazione è la famiglia composta da 4 elementi? Saranno contenti di saperlo in Cina.
-Jim resiste 5 anni in una lurida cella, praticamente senza ossigeno. Però quando scappa (è intuitivo, non ci fanno vedere come fa, forse con un mini-laser e una mazzetta al guardiano) ha sempre un bel fisico atletico. Beato lui.
-Se nessuno è mai tornato indietro (mi pare di aver capito così) come si fa a sapere cosa c'è davvero dall'altra parte? E come fanno i "pellegrini del tempo" a richiedere il necessario per la sopravvivenza, se non possono comunicare con il futuro? Mistero.
-Su problemi relativi a ossigenazione, insetti, malattie, piante del Cretaceo evito di parlarne, non ne so abbastanza. Di sicuro non è come farsi una scampagnata nel bosco.
-Se sei cresciuto a Terra Nova dovresti sapere come ci si comporta di fronte ad un dinosauro: non ti metti a correre urlando.
-Se fossi stata Spielberg e avessi speso 20 milioni di dollari per il pilot, forse mi sarei letta meglio la sceneggiatura.

In ogni caso, se avete amato Avatar e non vi siete mai posti i problemi relativi al viaggiare nel tempo, allora è la serie che fa per voi, a me personalmente è sembrata una:

Giudizio Sintetico&Ponderato: CAGATA PAZZESCA





Come la vede Lapo

Le risorse sulla terra sono praticamente scomparse, ma nello spazio il lussureggiante pianeta Pandora, abitato da indigeni blu e simil dinosauri... Ah! No! Scusate...

Le risorse sulla terra sono praticamente scomparse, ma grazie ad una frattura temporale causata da un'esperimento atomico si può accedere al lussureggiante pianeta Terra, più giovane di 85 milioni di anni ed abitato dai dinosauri.

Il vero colpo di GENIO arriva adesso: il militare a capo dell'insediamento dei coloni altri non è che il Colonnello Miles Quaritch di Avatar che per l'occasione si è fatto crescere una bella barba bianca e si fa chiamare Nathaniel Taylor.
Gli sceneggiatori puntano molto sul concetto di "Terra Nova, Vita Nova" e quindi il colonnello Quar...EHM! Taylor viene subito dipinto come una persona di ampie vedute, pur essendo un militare cazzuto e ci fa anche un bel pippone motivazionale dicendo che il futuro sta morendo perché la razza umana, cedendo ai suoi bassi istinti, si è condannata da sola.

Quale modo migliore di insistere sul "Terra Nova, Vita Nova" che incentrare la prima puntata su 4 ragazzini sedicenni che, prendendo un veicolo in "prestito", si dileguano dalla colonia per andare a sbronzarsi con alcolici fatti in casa?
Inutile dire che i ragazzini in questione, nonostante sostengano di essere sempre fuori dalla colonia a spassarsela, stiano spaparanzati nella zona di caccia dei temibili Slasher che cacciano anche in branchi di 20 esemplari!!!
Il casino è servito e qui sarebbe davvero servito il colonnello Quaritch che li avrebbe o lasciati morire o fucilati sul posto una volta trovati; putroppo questo Quaritch in versione Babbo Natale nemmeno riesce a strigliarli a modino.

Alla fine del pilot vengono suggerite svariate sottotrame che dovrebbero motivarci a continuare a vedere la serie ed i nodi vengono al pettine:
Ci sono i dinosauri, ma non sono i protagonisti principali.
Background spiegato male/insulso.
Possibilità degli sceneggiatori di far lacchezzi con lo spazio/tempo per giustificare qualsiasi cagata venga loro in mente.
NESSUN personaggio accattivante.
La solita minestra con babbo+mamma+3figli, ma nella "preistoria" con equipaggiamenti futuristici a tratti (per tagliare i rampicanti si usa il machete).

Insomma, se la frattura temporale fosse nata perché Godzilla voleva andare a trovare gli zii nel Mesozoico la serie avrebbe avuto almeno più carattere.

Giudizio Sintetico&Ponderato: CAGATA PAZZESCA

giovedì 29 settembre 2011

Misfits



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Puntate viste: Tutte


Come la vede Lapo

Partiamo dalle basi: questa è una serie sui supereroi. Ecco che nella prima puntata un evento X dona ai protagonisti poteri sovrumani.
Questa è una serie inglese, ecco che l'intera produzione ha un senso, la storia è organica e scritta senza le classiche incongruenze supereroistiche all'ammerigana. Un esempio su tutti: in tutte le serie/film propinateci negli anni i tizi che si scoprono con superpoteri non hanno la minima idea di come usarli. Superman esiste dal 1938, Batman dal '39, Flash dal '40 e Spiderman dal '62! Anche mia mamma se domani si svegliasse con qualche strana capacità non si troverebbe a chiedersi stupita "cosa posso fare?!?!" in situazioni di emergenza, userebbe i poteri e basta!
Questa è una serie su 5 giovani non troppo svegli condannati ai lavori sociali per reati come rissa, incendio doloso, spaccio di droga, eccetera eccetera.
Ma allora questa, è davvero una serie sui Supereroi? Beh! La materia umana a disposizione è quella elencata poco sopra. Purtroppo per loro non è neanche facile comprendere i propri poteri, né il come usarli volontariamente. Mi limiterò a dire che le accoppiate personaggi-poteri hanno un gusto quasi da contrappasso dantesco.
Quello che conta è che questa è una serie scritta dannatamente bene, col personaggio di Nathan così cucito addosso a Robert Shehaan che ne vale da solo la visione.

Questa è la serie di supereroi che prediligo.

Giudizio Sintetico&Ponderato: Capolavoro

martedì 13 settembre 2011

Scoundrels - Criminali in Famiglia



Puntate viste: s01e01-02

Come la vede Lapo


Mi immagino il dialogo tra gli sceneggiatori ed il produttore della rete:

"Abbiamo pensato ad una famiglia ammerigana..."
"Visto"
"...con una figlia bellona che vuole fare la modella..."
"Visto"
"...una figlia nerdacchiona..."
"Visto"
"...ma sono tutti criminali..."
"Visto ed i Soprano ci faranno pure causa"
"...ma noi mettiamo il capofamiglia in prigione ed allora dovranno fare lavori normali per sopravvivere!"
"Suvvia! Al pubblico non piace la normalità"
"Ma funziona! La mamma diventa la capofamiglia ed essendo onesta nel midollo costringe la famiglia a rigare dritto"
"Mmmmh! La sindrome da moglie del mafioso..."
"Funzionava ne 'Il Padrino' e chi siamo noi per dire che Coppola non aveva ragione?"
"Manca qualcosa... AVVOCATI! Al pubblico piacciono gli avvocati! Se ci sono i mafiosi devono esserci gli avvocati. Come nel padrino, uno dei figli fa l'avvocato"
"Ok, ma io avevo pensato ad un figlio scapestrato e mezzo drogato che fa casini ogni puntata..."
"Senti che idea! Il figlio avvocato è il fratello gemello del fattone che hai pensato te!"
"Ma..."
"E poi la facciamo umoristica, da ridere, basta con l'accostare sempre i mafiosi a storie tristi"
"Ecco, ma doveva essere una serie drammatica..."
"Bellissimo, al pubblico adesso piace ridere,  i gemelli, i nerd, gli avvocati, i mafiosi e la figa. C'è tutto per una serie di successo!"

Il produttore di rete fortunatamente ci ha graziato dall'ennesima spalla comica indiana nerd, ma gli sceneggiatori non sono stati all'altezza di tutti questi bei contenuti che piacciono tanto al pubblico ed hanno sfornato una serie lenta e fondamentalmente pallosa.

Giudizio Sintetico&Ponderato: Cumulo di Letame