Io e Chiara abbiamo finito la nostra ultima serie TV ed adesso dobbiamo trovare qualcosa che ci piaccia.
A voi la cronaca di questa ricerca perpetua e del perchè certe serie verranno amate o spietatamente bollate come CAGATE PAZZESCHE.
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lunedì 28 ottobre 2013

3 Episodi pilota finiti fuori strada

Tante serie nuove cercano di conquistare un piccolo spazio di visione settimanale, queste ci hanno fatto perdere tempo. Ecco che devo venire su internet a sfogarmi :-D

The Millers


Siamo nel 2013, e gli ammerigani è dagli anni ‘50 che mettono le risate finte nelle loro produzioni comiche. A volte le battute e le situazioni funzionano da sole, a volte hanno bisogno del “rinforzino”.

Adesso immaginatevi questa situazione comica.

L’odiosa e tirannica matriarca della collezione di rintronati che il protagonista chiama famiglia, dopo essere stata lasciata sui 65 anni dal marito, si sbronza in pigiama, mangia una cofana di gelato e ci prova con gli invitati in casa al grido di “io non posso rimanere incinta”.

AHAHAHAHAHAHAHAHAH (le risate finte)

 Ero troppo impegnato a cercarmi la mascella che era cascata in terra per articolare anche un debole “Cazzo ridi?!?!?”
Non abbiamo neppure finito l’episodio.

Come la vede Lapo
Giudizio Sintetico&Ponderato: UNA MERDA



Chickens


La commedia all’ammerigana non ha funzionato, proviamo con quella in costume all’inglese.

Nell’amena Campagnoville in Inghilterra tutti gli uomini sono al fronte per la prima guerra mondiale, tranne I tre protagonisti:
Il riformato per piedi piatti, guerrafondaio ma fifone
Il mandrillo stupido che ne vuole approfittare per portarsi a letto mezzo villaggio
Il pacifista che protesta contro la guerra sfoggiando un impeccabile quanto misterioso nodo di stile germanico alla cravatta

Qualche battuta carina in qua ed in là, ma molte sparate a vuoto.
All’inizio temevo che fosse una sorta di Downtown Abbey umoristico, purtroppo del polpettone per signore devo rimpiangere l’accuratezza storica: per dare spazio al personaggio del mandrillo si fa e si parla di sesso quasi liberamente; dov'è finito il classicissimo niente sesso, siamo inglesi!?.

Come la vede Lapo
Giudizio Sintetico&Ponderato: INUTILE



Witches of East End


Il filone comico non ha funzionato, proviamo con qualcosa di più dark.
Purtroppo sembra di essere precipitati in un harmony scritto male e di fretta con quel tocco di soprannaturale che va di moda da Twilight in poi.

Ci sono le streghe, ma non sanno di esserlo!

Una è troppo impegnata a fare la bibliotecaria a cui piace lui che si è appena lasciato con Tizia perché quando aveva chiesto di uscire a lei pensava che scherzasse, ed Una è quella intelligente!

L’Altra fa la barista “poppe in mostra” al baretto del posto ed è fidanzata ufficialmente col biondo e mascelluto erede della famiglia di miliardari della zona, così fidanzata che al party di fidanzamento, scoprendo che il biondone ha un fratello moro che sprizza fascino da bel tenebroso da ogni poro, gli salta addosso in bagno nel rifacimento di una qualsiasi copertina di libro rosa che veda lui con la camicia sbottonata che sostiene lei che, con un vestito lungo rosso, inarca la schiena abbandonandosi al maschio abbraccio.

Durante la visione notavo in bella mostra l’hashtag per commentare la puntata su twitter, eccoli serviti!

Se pensate che i miei deliri vi abbiano fatto perdere tempo, sfogatevi su internet condividendo il post :)

giovedì 17 gennaio 2013

Segnalazioni d'autore: Feels like Haven

L'instancabile Roberto continua a sfornare le sue recensioni d'autore.
Vi ricordo di seguire il suo blog: di tutto un Poe


Sito Ufficiale
Puntate viste: Tutte
Come la vede Roberto

Quanti di voi si ricordano di Feels like Heaven e dei Fiction Factory? La canzone risale alla fine del 1983, ma forse - grazie a Radio Capital TV e ai suoi video vintage - anche i più giovani tra i lettori del blog potrebbero averla sentita. Non che la cosa importi molto, visto che ho semplicemente preso spunto dal titolo per parlare di una serie televisiva appena giunta al termine della sua terza stagione: Haven.

Prodotto della fertile, ma spesso sconclusionata, vena creativa del canale televisivo SyFy (e approdata nel nostro Paese prima su Steel, poi su Rai4), la serie si ispira (in maniera, molto, ma molto, ma molto, libera) al racconto The Colorado Kid di Stephen King (mida del fantastico, perennemente sopravvalutato). Narra le vicende di un agente donna, Audrey Parker (la quasi sconosciuta Emily Rose - in precedenza nota per aver dato voce e corpo a una delle eroine del gioco d'avventura per PS3 Uncharted), in uno strano paesino del Maine (ovviamente, trattandosi di King), Haven, appunto. Il termine in inglese, significa, tra le varie cose, anche "rifugio, e qui ci si riferisce a come il luogo "faccia buca" (per usare una nostra colorita ma comprensibile perifrasi) per tutte le persone "dotate" di un qualche potere anomalo (che come nel caso dell'eccellente sequenza di racconti super-eroistici delle antologie Wild Cards, ideate da George R.R.Martin, prima del trionfo di Game of Thrones, spesso o quasi sempre sono assurdi e debilitanti per chi li possiede e l'intero paese).

Nei tre mezzi anni di programmazione (si trattava inizialmente di una serie estiva - cioè da 13 episodi, promossa nell'ultimo anno a serie autunnale, ma rimasta comunque a quota tredici, come numero di puntate), le avventure dell'agente Parker e degli altri strani eroi di Haven (in particolare, lo sceriffo Nathan Wuornos - altro attore emerito sconosciuto, Lucas Bryant - e il simpaticissimo anti-eroe Duke Crocker - il moderatamente famoso Eric Balfour, già in 24 e in film come il remake di Non aprite quella porta e Skyline, ma già giovanissimo nei primissimi episodi di Buffy l'ammazzavampiri; senza dimenticare i fratelli-coltelli Dave and Vince, giornalisti ed editori del giornale locale, conoscitori di molti dei segreti del posto, e le comparsate di uno degli eroi del wrestling, Edge) si sviluppano attraverso una continua serie di sorprese e di colpi di scena, che via via che passano le puntate, si strutturano in una trama portante che nella terza serie prende il sopravvento e prelude a un cliffhanging che sicuramente è stato scelto dopo la decisione di giungere a una quarta stagione...

Per molti versi simile al cult anni Novanta X Files, Haven soffre un po' degli stessi difetti: se molte delle idee iniziali sono indubbiamente buone (come la presenza di persone con "problemi" - definizione politicamente corretta per individui la cui presenza porta solo morte e distruzione per quelli che incontrano -con l'agente Parker immune ai loro effetti, che periodicamente torna nel villaggio - una volta ogni 27 anni, a partire dalla prima comparsa negli anni Cinquanta del XX secolo - per porre rimedio alla loro ricomparsa ciclica), i personaggi azzeccati (anche se in certo modo stereotipi), gli attori bravi, gli sceneggiatori altrettanto abili (c'è la mano - almeno come produttore - di uno dei grandi del fantastico televisivo dell'ultimo quindicennio, J.J.Abrams), la prevalenza di una trama iper-ramificata sottostante a tutto quanto alla lunga stanca, si notano miriadi di incongruenze, si sente la pressione di non sapere quando dover porre termine a tutto quanto (il dramma delle serie televisive odierne, eccessivamente vittime esclusive dell'audience, ballerina per definizione) e quindi la necessità di lasciarsi spazi per conclusioni improvvise e prolungamenti indefiniti. Nel complesso però, i pregi sono superiori ai difetti e, senza entrare in ulteriori dettagli per non sciupare la visione a chi non la conoscesse, mi sento di poter dire che se gli anni Novanta erano stati, per gli appassionati del fantastico paranormale, gli anni di Mulder e Scully, questi primi anni della seconda decade del XXI secolo possono essere, per lo stesso tipo di pubblico, gli anni di Parker, Wuornos e Crocker (atipico triangolo, che meriterebbe ben più di un post e spiegazioni più dettagliate, che non mi sento di fare, per non rovinare con troppi spoiler la scoperta dei loro segreti via via che passano le puntate).

Forse poco vista da noi, anche per la programmazione su reti di secondo piano (nonostante Rai4 ormai da tempo sia il vero punto di riferimento per gli appassionati di fiction fantastica nostrana), Haven è un telefilm che raggiunge meritatamente la quarta stagione: speriamo che gli sceneggiatori siano sufficientemente abili da non alterare troppo gli equilibri faticosamente raggiunti e capaci di dare un senso compiuto all'intero baraccone (le cui falle cominciano pericolosamente a fare acqua quanto a coerenza) in attesa del finale (auspicabilmente la prossima stagione sarà l'ultima, altrimenti tempo un vero e proprio disastro di trama, come sta avvenendo - parere personale - con Fringe, di cui parlerò un'altra volta). E già che ci siete, se non la conoscete, ascoltatevi anche Feels like Heaven dei Fiction Factory, che non è niente male come possibile emblema dei favolosi anni Ottanta...